Il Premio alla Carriera sostenuto dalla BBC Roma ag. di Fiumicino

La Banca di Credito Cooperativo Roma, Agenzia di Fiumicino, si intesta il Premio alla Carriera e sostiene il riconoscimento.

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VALENTINO ZEICHEN (testo di Fabrizio Fantoni)
Poeta tra i più affermati della sua generazione, Valentino Zeichen si caratterizza, sin dai suoi esordi, per essere strenuamente legato alla realtà che lo circonda: una realtà concreta che l’autore osserva con occhio ironico e apparentemente distaccato, spaziando, con raffinata grazia e felice leggerezza di mano, dai temi dell’economia e dell’ecologia ai resoconti della mondanità culturale, dalle riflessioni sugli eventi della seconda guerra mondiale alle cronache del presente, dagli orientamenti della poesia agli sviluppi dell’arte contemporanea.
Tale aderenza al contingente ha reso Zeichen uno dei poeti più seguiti dai mezzi di stampa: basti ricordare le numerose apparizioni televisive che lo hanno interessato (memorabili i suoi interventi, insieme a Dario Bellezza, al Maurizio Costanzo Show) e ai numerosi articoli che gli hanno dedicato i principali quotidiani nazionali.
Tuttavia, nonostante la notorietà, ad oggi Zeichen non ha mai ricevuto un premio alla carriera. Ed è per ovviare a tale manchevolezza – attribuibile ad una sua estraneità alle logiche dei dirigenti editoriali – che la Giuria Tecnica del Premio Poesia Città di Fiumicino ha deciso, unanimamente, di attribuire un Premio Speciale alla carriera a Valentino Zeichen.
Tale decisione, al di là delle considerazioni sopra svolte, trova la sua giustificazione nell’alta qualità espressa dalla variegata produzione poetica dell’autore.
Ironico e bizzarro, funambolico e beffardo, Valentino Zeichen è noto ai lettori di poesia per il tono distaccato e impassibile, per quel suo “non prendersi sul serio” che ha caratterizzato gran parte della sua produzione poetica. Tuttavia, se si analizza a fondo la sua opera, non si può fare a meno di notare la presenza di una vena assorta e malinconica che di tanto in tanto, quasi fosse un fiume carsico, emerge con sorprendente energia in componimenti quali “A Evelina mia madre” – pubblicato nella raccolta “Metafisica Tascabile” del 1997- o in alcuni dei testi che compongono il libro “Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio” del 2000.
Ed è proprio a questo tono sensibilmente meditativo, venato da toccante nostalgia, che Zeichen fa ricorso per realizzare la sua ultima raccolta di versi intitolata “Casa di rieducazione” (Mondadori 2011). Costruito come una sorta di diario, il libro di Zeichen appare incentrato sul tema del tempo
“che nasconde nei numeri
i secoli trascorsi,
e non dichiara mai
la sua vera età”
e della sua azione di sgretolamento dell’esistenza umana.
Del resto, come ebbe a dire lo stesso autore in una recente intervista rilasciata a Luigia Sorrentino, “Se il tempo fosse un dio, io ne sarei il sacerdote”.
E così, seguendo questo filo rosso, ecco apparire pagina dopo pagina, il ricordo dei tanti amici persi (il poeta Dario Bellezza, Giancarlo Nanni…) e della Roma conosciuta durante la sua giovinezza trascorsa a Villa Borghese o, ancora, dell’odiata matrigna e del padre giardiniere.
Non mancano certo, anche in questa raccolta, le arguzie e i paradossi cari a Zeichen che riesce, come sempre, a destreggiarsi con abilità tra temi fra loro apparentemente incompatibili quali l’economia domestica e l’arte visiva, le abitudini dell’alta società e i risvolti più umili della vita quotidiana. Eppure, anche questi componimenti appaiono contrassegnati da un senso di provvisorietà, dal presentimento di una morte sempre in agguato che raggiunge la sua più compiuta espressione nella poesia “Un ladro venuto dallo specchio”:
“Rimanevo sullo sfondo
e l’ammiravo da dietro
mentre si truccava
alla specchiera Déco.
Un giorno, un ladro
rubò il suo riflesso.
Curiosavo assai spesso
sul retro dello specchio
per capire se ci fosse
un’invisibile porticina,
un trompe-l’oeil
da cui si fuorusciva
per un’altra dimensione,
da cui si rientrava anche.
E’ sera, come mai non torna
la mia mammina?”.
Per Zeichen sembrerebbe che l’essere umano sia un effimero riflesso nelle acque torbide di un lago. Prima o poi l’autorità del tempo, che Zeichen definisce una “divinità crudele”, cancellerà la nostra immagine liquida, il nostro “riflesso” e il nostro ricordo sarà affidato agli oggetti della vita quotidiana o meglio, come nella poesia “Mio padre giardiniere”, alle marche dei prodotti da noi usati.
Con questo libro Valentino Zeichen conferma, ancora una volta, la sua sottigliezza ironica ed epigrammatica, il suo gioco antiretorico volto a mascherare, dietro un pullulare di figure e situazioni colorite, le articolazioni complesse dell’animo umano.
Valentino Zeichen è nato a fiume e vive a Roma. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: Area di rigore (1974), Pagine di gloria (1983), Museo interiore (1987), Gibilterra (1991), Metafisica tascabile (1997), Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (2000), Poesie (1963-2000) Aforismi d’autunno (2010), Casa di rieducazione (2011).
E’ di recente uscito L’Oscar Mondadori che raccoglie tutta la sua produzione poetica.

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